Daniele Zamboni

Daniele Zamboni ha studiato composizione presso il Conservatorio G.B.Martini di Bologna con il M°Adriano Guarnieri e il M°Francesco Carluccio, perfezionandosi successivamente con il M°Azio Corghi e il M°Mauro Bonifacio presso l’Accademia Filarmonica di Bologna e l’Accademia Chigiana di Siena. Ha conseguito il Master di II Livello in Composizione presso il Conservatorio G.Verdi di Milano partecipando alle Masterclass di Fedele, Lopez Lopez, Jarrel, Hosokawa, Furrer. Si è dedicato assiduamente allo studio della musica a tradizione orale comprendendo nelle sue ricerche la musica africana di tradizione mandinga, il canto coranico (tajwid), il canto ebraico liturgico di tradizione romana ma soprattutto il canto classico indiano di tradizione carnatica (sudindiana) che pratica dal 2007 sotto la guida del Dr.Tomy Plathottam sia in Italia che presso l’Accademia Kalasadaka di Kollam, Kerala. Ha studiato canto gregoriano dal 2008 al 2010 con il M°Alberto Turco presso i corsi estivi di Fara Sabina e dal 2015 svolge attività concertistica con la scuola gregoriano-polifonica S.Pietro di Bologna. Nel 2018 la sua composizione per soprano e violoncello Rasam ha ricevuto il primo premio al concorso internazionale di composizione Colombini.

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Progetto Alkemia

"Sette silenzi per violino solo"

Al musicista e compositore Daniele Zamboni è stata affidato il compito di rivelare il potere totemico dell’emozione generata da ciascuna delle opere d’arte presentate, creandootto esperienze sinestetiche in cui la musica, la visione e il profumo evocano otto differenti stati interiori.

Questi stati interiori possono essere assimilati agli “arcana” alchemici ovvero forze o “volatilia” che costituiscono e governano tanto l’uomo quanto la natura e che pertanto ci aprono le porte di una conoscenza affettiva, immediata dell’universo intero e del suo fondamento celeste.

Come dice infatti Paracelso nel secondo libro della sua opera principale ovvero “Il Paragrano”:   

“La mano che ha separato la luce dalla tenebra e la stessa che ha fatto le cose inferiori del microcosmo derivandole da quelle superiori, e ha racchiuso entro la pelle dell’uomo tutto quel che il cielo abbraccia”.

Le sette esperienze sinestetiche che compongono il percorso della mostra costituiscono l’opera sinestetica di Daniele Zamboni “La vicinanza estetica dell’utopia di una presente assenza”, la cui musica “Sette silenzi per violino solo” è suonata dal M° Pietro Fabris.